Bonzo Picnic: uno

Partiamo il 1 maggio per l’auditorium armati di pappa pronta in contenitore igienico, supercarrozzina, giochi giochetti, cappelli, maglioni… e pure i genitori.
Arriviamo come sempre ora di pranzo, apro la pappa e i miei figli mi guardano titubanti… al loro fianco tre fettone di pecorino si stagliavano nella loro gustosa bontà. Il Bonzo mi guarda, fa no con la testa (uno di quelli convinti con scuotimento di capelli annesso) e “ta” indica il pecorino. Io “nooooo”, nel tono da finale dei Teletubbies quello convincente ma accogliente, e lui “ta” “ta” “ta”. Provo a ficcargli letteralmente il cucchiaio in bocca. Tappatissima e impunita. La Bonza sbocconcella e sputazza le pennette al sugo. E fa l’occhione languido al pecorino. Mi arrendo. Li armo di pecorino e taralli. Bambini felici.
Divorano fettone di pecorino stagionato, taralli e miele all’arancio, svento più di un tentativo di afferrare le fragole e le fave. A questo punto una signora accanto tira fuori due arance. Il Bonzo si alza, si presenta alla signora e fa “ta” ha vinto due arance e tre signore adoranti che si sono sciolte al punto di fare le giocoliere con le arance. Alla fine del circense pasto, il bonzo si alza, fa ciaociao e torna da mamma. Io sconvolta dalla sua faccia tosta. Da chi avrà preso?