Voglio vivere in montagna, forse.

Le nostre serate si concludono così con uno spritz sulla piazza del borgo natio, patatine e nanuzz. I Bonzi non pervenuti tra un gioco in giardino con i cugini e gli amici nuovi. Ora stanno preparando uno spettacolo che ci costerà un euro a spettatore. 
Siamo arrivati ieri pomeriggio, carichi di valigie e aspettative, di una vacanza rilassata. Mi ero dimenticata di cosa significhi una casa vuota per tanto tempo, e così abbiamo trascorso la giornata odierna nel sistemare i materassi, le stanze, la spesa, anzi lo spesone, per scendere a tardo pomeriggio nell’orto e raccogliere la verdura per la cena. 
E dopo l’orto lo spritz, al paesello. 

Mi chiedo come mai, una come me che non brilla per casalinghitudine, qui trotti dalla mattina alla sera, appresso a lavatrici, spesa. cena, orto, e ninna dei bimbi. 
Sono stanchissima, le gambe mi fanno male, ma sono contenta anzi soddisfatta. Solamente di aver lavorato e di aver lavato. 
Invece a Roma avrei già piantato 500 grane per una lavatrice. 
E’ che il venticello predispone, i bambini giocano felici, anche il 10 nel giardino, con i vicini e gli amici dei vicini, la libertà sembra immensa.
Soprattutto mi sento di fare qualcosa di reale, di concreto.
Amo questa vita e amo questa fatica. La pesantezza delle gambe a fine giornata, quando si terminano i vari lavori e ci si riposa di fronte a un camino. 
Amo lo zabaione di uova fresche. 
Amo pensare che domani chissà cosa accadrà. Torno alla terra, alle radici delle mie famiglie, mi sembra di smuovere la terra con i miei antenati vicino, di avvicinarmi alla saggezza delle mie vecchiette contadine. 
Cammino per queste valli e sento l’immenso accanto. In questa casa enorme, abbandonata dalla scorsa estate dove bisogna pulire tutto, vivo immersa in uno stato universale di terrignità che non conoscevo. Non mi pesa fare le lavatrici o aver iniziato la procedura per la marmellata di prugne. 
Qui mi getto nella terra, vivo, faccio, cucino, raccolgo, cammino, semino e guardo un orizzonte verde che non mi fa pensare, mi fa fare. Qui i pensieri lievitano, leggeri oltre me e oltre i miei confini. MI aspettano a valle. 
Qui la terra e la vetta comandano, qui mangiare al tramonto o svegliarsi all’alba contano. 
I miei ritmi non sono miei, sono di quelle donne che prima di me hanno vissuto qui. 
Amo la campagna, amo questa montagna, forse, per un mese.Di più chissà. Mi piace troppo. 
Arianna