Terrorismo a Parigi, quando la paura entra in casa

Mi sono svegliata per andare a un corso e mentre mi preparo, consultando le notifiche dei social, quel gesto così frequente per me, mi fa tremare le mani. Mi sono ritrovata a tremare tutta e a svegliare mio marito con la notizia degli attentati a Parigi della scorsa notte. Ora che scrivo il Corriere parla di 126 morti, di sparatorie, kalashnikov e bombe.

Lo stadio, un concerto, ristoranti. Il divertimento di un qualunque venerdi sera squarciato e violentato. Hollande che come prima reazione chiude le frontiere come nelle guerre, quelle vere, quelle con i morti a migliaia. A milioni.

Perchè l’evento di ieri sera ha il sapore amaro della guerra dentro casa, delle trincee tra le mura della città, ha il retrogusto dei sacchi alle porte, della resistenza partigiana. E’ guerriglia urbana, è organizzazione, è pianificazione attenta, meticolosa di attacchi coordinati.

Siamo in guerra, volenti o nolenti. Noi come Europa, noi come sistema di valori che può piacerci o meno, certo a qualcuno non piace davvero, anzi lo vuole distruggere. Un modello civico, il nostro, pieno di difetti, pieno di egoismo certo. Un modello che però difendo, ha i suoi lati positivi, i lati valoriali. Siamo umani, e perciò sbagliamo. Questi attacchi non sono umani, non sono confronti e dibattiti, sono rotture violente di una realtà che diamo per scontata.

Scrivo perchè da oggi avrò paura di uscire dalla porta di casa, di portare fuori i miei figli. Di vivere una vita ordinaria in un mondo straordinariamente fuori di testa. Noi con la nostra banale e ovvia vita, potremmo non avercela più.

Scrivo perchè vorrei leggere di solidarietà, di condanna e non di polemiche sterili su acquisti di armi e attacchi al nostro governo. Oggi non so più se non avere armi in casa ci garantirebbe la pace. Non credo. Nel medioevo ci avrebbero tagliato la testa, decapitati in massa. Oggi ci attaccano nei luoghi di divertimento. Ci condannano per la leggerezza e le risate.

Dubbiosa e incerta, voglio difendere i miei figli. Non so come.

E sono vicina alla mia famiglia a Parigi, alla mia azienda a Parigi.

Noi Europa siamo sicuramente complici in qualche misura, ma morirei per difendere i miei bambini.

 

Arianna