Ieri, Oggi e Domani della Donna, le nostre radici e i futuri possibili

E’ passata la festa della donna, la mimosa è ormai appassita, gli auguri li ho glissati,  però girando intorno a ieri oggi e domani dell’8 marzo, mi sono fatta alcune domande sul nostro posto in società, che non sia quello di guerriera maschile, armata di stiletti, 24 ore o quello della donna arrendevole e casalinga.


 

Ieri: aspettando l’8 marzo

Lunedi 7 marzo sera sono andata all’incontro Aspettando l’8 marzo, organizzato dal I Municipio di Roma, al Centro Giovani, in Via della Penitenza 25. Ci sono andata ispirata dal titolo dal sapore retrò di sedie in circolo e discussioni aperte tra donne libere e battagliere, dall’odore di bandiere sindacali al vento della libertà del mio femminismo materno e dal rumore di rivoluzione sessantottino che mi ispirava.

Mi mancano le serate con i miei di quegli anni magici a cavallo fra il 68 e gli anni 80, quando eravamo poveri di benzina, ma ricchi di idee e di speranze positive per il futuro. Erano sere di tramonti alla finestra mentre a casa mia si discuteva di licenziamenti, di diritti, di aborto, di divorzio. Io respiravo libertà, promesse di avveniri liberi, orizzonti di scelte personali mai giudicati. Mi manca quell’atmosfera, sognante, forse utopica, ma così pregna di azioni da fare.

Nella sala affollata di donne grandi, degli anni 70, di donne giovani battagliere, ho ascoltato parole nostralgiche e allarmiste sui nostri diritti che scivolano via, quasi senza fare rumore, tra un utero in affitto e una obiezioni di coscienza a tappeto. Eppoi ho avuto un regalo inaspettato: il video di Libere, una rappresentazione teatrale sulle differenze generazionali tra una donna grande e una giovane donna, la domanda che le avvicina è la stessa: esiste ancora uno spazio per le donne, costruito dalle donne per parlare, condividere tra di loro?

Le donne sono ancora capaci di lottare insieme oggi? Che in fondo siamo tutte nemiche di tutte. Forse c’è una speranza, che nasce proprio dal nostro saper dare la vita. Un figlio è sempre un orizzonte di incontro.

Sono uscita dall’incontro, camminando accanti ai fantasmi di donne meravigliose che hanno vissuto e costruito quegli anni. Piangevo, per me, per le mie amiche, per le mie colleghe, per le mie dirigenti.

Per noi donne, esacerbate da forme non scelte, dove ci forziamo ad entrare. Ma qualcosa avanza sempre, una parte di noi che non si vuole adeguare straborda.

Oggi: l’8 Marzo la festa delle donne

Nessuna mimosa, nessun augurio tra i corridoi della mia azienda, però il compleanno di una nostra collega ha reso dolce l’inizio della giornata. Poi torno a casa, due pergamene arrotolate per gli auguri di Tommaso e Flavia.

Tommaso ha scritto

“Care donne, non potevate scappare dalla fabbrica e dovevate accettare la realtà. Ed è vero noi uomini siamo migliori. Per mamma”

PicCollage (3)

Eccolo l’oggi delle donne, difficile e contorto, coltellate nelle parole di mio figlio di 8 anni. Alla fine i migliori sono loro. Talmente meglio di noi che gli ho fatto fare tutti i lavori di casa “tanto sei migliore di me”, con l’amaro in bocca per quello che aveva scritto la cui fonte non siamo sicuramente noi.

Lo spazio che mio figlio considera giusto per noi donne è dopo gli uomini. Comunque.

L’oggi delle donne è in bilico tra la parità e il secondo posto. Possibile che ci sia sempre un paragone da fare e un vincitore da eleggere?

Mi rifiuto di partecipare a una gara dove tutti saremmo perdenti.

Il domani: 10 marzo

12799264_10209081698347979_8448546798364193350_nE’ il 1946 quando le italiane votano per la prima volta. Da allora sono passati 70 anni.
Oggi, a distanza di settant’anni, la situazione della donna è cambiata?

Il diritto ci riconosce la parità. La realtà no. 

Secondo una ricerca di JobPricing le donne percepiscono il 10,9% in meno degli uomini come salario, come riporta un bellissimo articolo di TermometroPolitico.it sulla parità di genere.

In un post di questo autunno sulle opportunità del lavoro femminile per le aziende ricordavo le percentuali deprimenti delle donne che lasciano il lavoro dopo la maternità.  

 

Il domani si affaccia, così, con le radici nella terra di diritti acquisiti, di gambe solide dal lavoro contadino pieno di promesse, non mantenute.

Qual è posto delle donne in società?

Soprattutto ci deve proprio essere un posto giusto? Non credo. Noi donne siamo esseri fluidi, difficilmente plasmabili e definibili da forme aprioristiche, siamo terrigne come una vecchia quercia e aeree come un’aquila reale che plana nel vento.

Noi donne siamo le guerriere di ieri, le enigmatiche individualiste dell’oggi e le sognatrici del domani. Ognuna di noi è un universo da esplorare.

L’unico spazio possibile e dovuto è il confronto tra noi stesse, il superamento di queste barriere egotiche, dei pettegolezzi, l’accettazione dell’invidia reciproca, per tornare a parlare di noi e per costruire insieme un futuro che sia più a nostra misura.

Pensi sia possibile?

Arianna