Quando la leggerezza e la felicità sono un dovere per le mamme

E finsero felici e contente.
(alberthofmann72, Twitter)

Siamo reti appese ad asciugare, solitarie e grondanti di lacrime salate, nei chiaroscuri della nostra vita. Noi mamme.

L’altro giorno scrivevo un post dedicato ai figli che non dovrebbero essere lo specchio delle nostre paure, era un post emotivo e oggettivamente pesante  perché smuoveva le viscere di ogni madre.

Una blogger su un gruppo ha commentato che “però un po’ più di leggerezza”. Ho risposto con un emoticon sorridente. Ma di sorridere non avevo alcuna voglia. Avrei voluto scriverle che certe sfumature materne sono dolorose, certe montagne interiori sono impervie, graffiano mentre si scalano e fanno male. Volevo scriverle che poteva non leggermi se mi trovava pesante.

Perchè la maternità è pesante, è dolorosa fin dall’inizio e non parlo del parto, ma dell’inadeguatezza, delle lacrime e del disagio di diventare madre e non più solo donna che accompagna il cammino di ogni genitrice. Ma sembra che questo non si possa dire. Non si debba dire. E’ tutto un fiorire di felicità ipocrita da marketing imposta che racconta l’essere mamma come una splendida avventura di gioia e serenità, leggerezza e nuvolette rosa.

Nessuno si senta accusato, per favore. Però… a volte bisognerebbe parlare di questo buco nero che ingoia noi stesse e rigurgita dolore, ansie, preoccupazioni. A volte bisogna parlarne e scriverne. Perché se no diventa un mostro nella nostra essenza minando la serenità del quotidiano.

Ammettere che noi mamme possiamo anche non essere solo felici, che la felicità viene da dentro ed è uno stato mentale instabile, raro e a me piace così, perché ci sorprende sorridenti. Noi mamme a volte siamo pesanti, con noi stesse, con i figli, con gli altri perché ogni giorno viviamo tra mille peripezie e mille sfumature emotive, semplicemente perché siamo vive e siamo umane.

La mamma non è

  • una superoina col mantello, non vola, spesso arranca tra gli impegni,
  • non ha i raggi X, anzi si assilla interiormente per conoscere i motivi di malessere dei propri figli senza creargli traumi,
  • non ha la superforza, eppure si incolla 8 buste della spesa per tutta la settimana a venire,
  • non ha un bat computer che risolve ogni problema, ha colla forbici e scotch, magari un ago e un filo e non sa cucire
  • non è una creativa artigiana, ma ci prova a fare lavoretti con i bambini, anche se orridi
  • non è una martire, si sacrifica spesso troppo, ma dentro non vorrebbe davvero rinunciare a se stessa

La mamma piange di nascosto, di sconforto, di stanchezza e di esasperazione, nascosta magari nel buio di un corridoio mentre fa finta di cercare qualcosa.

Non sarò mai una mamma doverosamente felice, impegnata e soddisfatta formalmente della sua vita. Non narrerò novelle rosa perché lo #storyteling sociale e di marketing ama questo colore.

Per le domeniche pomeriggio, rannicchiata vicino a mia madre, che dormiva e piangeva perché giovane e rampante donna in carriera era esaurita dalla fatica di fingere soddisfazione in ogni ruolo che aveva.

Avevo paura mentre la sentivo piangere e le chiedevo che succedeva, avevo paura fosse malata, potesse morire. Avevo paura di rimanere sola, avevo paura nel sentirla così debole e nel doverla proteggere, io che avrei dovuto essere protetta.

Mia madre, poi, coraggiosamente, un giorno disse alla sua di madre quanto dolore avesse dentro “sono depressa, mamma”, ancora sento quella definizione che non capii, ma mi sollevò. Se la malattia di mamma aveva un nome, aveva anche una soluzione. E mi ricordo il giorno dopo, sorrise, per la prima volta dopo molti mesi di buio.

Allora noi mamme siamo anche pesanti, anche noiose e anche assillanti, però possiamo riderne, ironizzarne e scherzarci su. Possiamo essere #diversamentefighe.

E siccome questa è la realtà, per ogni reparto di maternità ci deve essere uno psicologo di turno sempre, un assistenza all’allattamento valida ed energica, ostetriche non violente, ginecologi preparati e accoglienti, perché nascere mamma non è facile e non è felice, è un umano percorso di crescita con i suoi alti e bassi.

Per ogni consultorio ci devono essere corsi di accompagnamento alla genitorialità, non felice, non adeguata e non pratica. Semplicemente alla genitorialità che sfugge a ogni definizione

Per ogni scuola ci deve essere lo sportello di sostegno ai genitori e ai bambini.

Ci vuole un riconoscimento pubblico della difficoltà che ogni mamma incontra, solamente così smetteremo di aspettarci la felicità di essere mamme e ci racconteremo di essere madri sufficientemente buone e il marketing si adeguerà. 

E come sempre ci vuole equilibrio

Arianna