Gli addii morbidi, una promessa di arrivederci. La mia eredità ai figli.

Le rotture improvvise, gli abbandoni mai perdonati, gli addii improvvisi che capitano nella vita fanno malissimo. Poi ci sono gli addii morbidi, quelli che promettono bene. Quelli che fanno male, ma poi ci fanno bene. Dedicato ai miei figli e alla paura dell’abbandono. x

Ero una bambina terrorizzata dagli addii, dalle fini, avevano il sapore della tragedia totale, del cataclisma. Mi sono persa negli addii della mia infanzia, nel cambio della scuola a 10 anni. Ero finita, li. Forse quella paura notturna di claustrofobia e soffocamento che sentivo quando pensavo ai miei genitori che morivano tra i 7 e gli 8 anni mi è rimasta appiccicata addosso, come un sudore continuo.

Con le emozioni adolescenziali la sensazione di fine totale agli addii è peggiorata col sapore amarissimo delle poetiche leopardiane, neanche i sepolcri imbiancati Foscoliani, consolatori della perdita mi permettevo di tenermi dentro, per me era una enorme fossa comune, un buco nero che divorava tutto, divorava me stessa.

Adulta, io, non mi ci sono mai sentita, frammentata di sensazioni emotive provenienti da ogni periodo della mia vita, però continuo a vivere gli addii col senso di guerra nucleare senza un Day After.

L’altro giorno, poi, riflettevo che negli ultimi 3 mesi ho detto almeno due addii dolorosi: alla tata storica dei miei figli, che ci ha lasciato dalla mattina alla sera e a un’altra persona, a cui voglio molto bene, un legame di mente e ricordi. Però, seppure venati di amarezza e dolore, sono stati addii morbidi. 

Un addio morbido sa di futuro

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Una promessa di un arrivederci, finisce qualcosa, ma rimane il buono, l’amato del rapporto, tutto il tempo investito nella conoscenza reciproca. Rimane, non svanisce all’improvviso, contorna la vita e la memoria, arricchisce i racconti della vecchiaia. Qualche anno fa… qualcuno che avevo amato profondamente ed io ci siamo lasciati, è stato un addio difficile e tempestoso. Erano 7 anni di storia quelli che si sono frantumati in una notte di Roma Nord, sulla determinazione di crescita del mio ex e sulla mia paura folle di andare avanti, da sola.

A un’ora buia mi ricordo il dolore fisico che provavo, di taglio netto e preciso, in mezzo al cuore. Era una morte, morivo lì in quella stanza di un banale palazzo.

Il giorno dopo e quello ancora dopo, i mesi dopo sono vissuta così soffocata, come in quelle notti infantili di terrore di morte. soffocata.  Ero sola, abbandonata. Ero io. Oddio mio.

I mesi sono trascorsi cosi, mica lenti, mica veloci. Io perdevo kili su kili, diventavo leggera, libera del peso di un amore che tale non era più. E mi innamoravo, ogni giorno, di uno diverso, e di me stessa soprattutto. Follemente innamorata.

Poi una notte di estate, quando quel  dolore antico di abbandono e di morte ha ribussato al mio cuore, ho chiamato lui, il mio ex. Ho parlato con lui per tanto tempo, di come stavo. E lui ha ascoltato e soprattutto capito. Ha giudicato e dato consigli. Era la mia promessa di arrivederci, che avevo intuito in quella notte lontana, ormai eoni. Perchè quell’affetto li, era integro, la rabbia dissipata, il dolore superato.

C’era un arrivederci, morbido perchè non aspettava nulla, era una conoscenza reciproca profonda e rispetto l’uno per la vita dell’altro, l’uno per la felicità dell’altro.

L’addio morbido diventa ricchezza con il tempo, l’addio violento diventa rancore.

E’ stato il mio primo addio morbido. E’ li che ho capito, che nonostante la mia anima drammatica di bambina traumatizzata, sceglievo sempre persone belle, dentro. E non parlo solamente di amore, parlo di amicizia, parlo di colleghi, parlo della morte di mio padre.

Quando il mondo che conoscevo finì, ma anche quell’addio è stato morbido, dopo anni, perchè il mio papo compare all’improvviso nel guizzo degli occhi di Tommaso o nella presa in giro sarcastica che a volte mi esce dalla bocca, ancora prima di fermarla. E agli occhi un po’ scandalizzati di mia figlia, rispondo che non si fa, però il nonno con le Ali ne riderebbe.

Oggi che si profila un altro addio morbido, pieno di rispetto e di stima, che promette di futuro, sulla via di casa all’improvviso ho ricordato la promessa fatta a Tommaso e Flavia al loro battesimo, di mostrare loro una vita di rispetto dell’altro, che ci si può lasciare e ritrovare in forma nuova, che le cose possono finire per iniziare una strada nuova.

E ho lasciato sul marciapiede assolato di Largo Argentina un sorriso sereno, perchè so che nel labirinto di sterrati e asfalto che li aspetta, loro sanno che un addio può essere un arrivederci e sapranno che il rispetto è un dovere prima di tutto verso se stessi e verso gli altri.

Questa vorrei fosse la mia eredità per loro, per Tommaso, Flavia e Lorenzo. La fatica emotiva più dura per me, comprendere che dirsi addio non è la fine del mondo. Anche se io posso morire ma non finisco lì, continuo nel loro intimo, per una promessa di arrivederci. Il dolore si tramuta, la presenza forma e l’assenza scolpisce, il ricordo diventa ricchezza.

Addio o forse solo ciao,

a un domani di leggere brezze

per me e per te

brilli l’uno della felicità altrui.

Che volersi bene è tutto lì

nel momento del me.

 

Dedicato a chi mi ha insegnato a comprendere la realtà, a chi mi ha spiegato il valore dei fatti e la volatilità delle tragedie. Alla sempre cara memoria della Professoressa Lucrezia Giordanelli, che un giorno è volata via e rimane nelle cose della mia vita ogni giorno.  

Arianna