I pro e i contro dei clickbait e vita vera nei blog delle mamme

Un titolo efficace, seo oriented aiuta gli analytics e la conversione dei post social si impenna, se il titolo è forte e polemico poi i numeri si impennano. Conviene o no usare un tono provocatorio per alzare le statistiche?

Si chiama clickbaiting come dice Wikipedia “un contenuto web il cui scopo è quello di attirare il maggior numero d’internauti, avendo come scopo principale quello di aumentare le visite a un sito per generare rendite pubblicitarie online.”

Titoli urlati e scandalosi portano naturalmente le persone a volerne sapere di più, quindi a cliccare e leggere il post, per poi scoprire che spesso lo scritto è banale e slegato dalla promessa sensazionalistica contenuta nel titolo.

Tragicamente noto che alcuni blog di mamme e magazine sulla maternità utilizzano questa tecnica sempre più spesso, insistendo poi in modo morboso sulle storie vere di mamme che si raccontano con malattie, autismo, vaccinazioni e temi legati alle paure delle mamme o dei genitori che leggono. Il motivo è legato al numero di siti dedicati alla gentitorialità sempre maggiore, all’aver saturato le tematiche da ogni punto di vista, al voler attirare lettori subito senza un reale investimento sulla qualità dei contenuti, la loro pianificazione e il progressivo aumentare dei numeri organici che questo tipo di investimento professionale e personale porta.

In termini temporali il clickbaiting e le storie di vita vera permettono una crescita enorme e quasi immediata dei numeri e un guadagno subito percepibile da introiti pubblicitari (banner, blogpost sponsorizzati, eventi etc…), mentre contenuti ricercati e di qualità alta richiedono almeno 6 mesi di pubblicazione costante per i primi contratti, almeno e bisogna essere veramente ma veramente bravi da un punto di vista SEO e di scrittura profilata per il canale.

Conviene a noi siti e blog di argomenti genitoriali puntare sullo scandalo o sui racconti strappalacrime e fomentatori di paure?

CLICKBAIT, ETICA E RESPONSABILITA’

Alcuni pensano di si, come dimostrano negli ultimi tempi alcuni post e alcuni magazine online cresciuti a dismisura, nelle cui pagine però i flame sono altissimi e gli haters imperversano, con un turnover di like messi e tolti che danneggiano l’immagine del sito sul lungo periodo.

Perchè anche se le condivisioni si mantengono costanti e i commenti anche, sono di persone che non resteranno, altre se ne aggiungeranno eppoi se ne andranno di nuovo, influenzando negativamente la reputazione social del sito stesso.

Vorrei poi fare un discorso serio sulla responsabilità etica che abbiamo noi mamme e papà blogger o direttori editoriali di siti relativi verso i genitori, verso il rispetto delle loro paure, la delicatezza delle emozioni in gioco quando si tratta di maternità o paternità ci dovrebbe imporre un taglio editoriale trasparente e corretto. Faccio un esempio: se scegliete di parlare di allattamento naturale, non dovremmo mai condannare l’artificiale, mai mai e mai. Perchè le mamme che non hanno voluto o potuto allattare sono uguali alle altre.

Soprattutto vi chiedo di essere responsabili ed etici quando si parla di autismo e vaccinazioni, cancro o malattie terminali senza citare ad cazzum terapie alternative come scientificamente valide per la salvezza del nostro bambino. Questo taglio editoriale che vedo spesso nei siti genitoriali è irresponsabile e dannoso verso i lettori, pericoloso per le conseguenze che può avere generando speranze di guarigione senza alcun fondamento medico.

E’ successo ieri sera, ho letto, invitato la redattrice ad avere un atteggiamento responsabile e ho ricevuto una risposta vuota e piena di fuffa. Ora la fuffa la so scrivre meglio io, ma mai mi azzarderei a farlo quando parlo di bambini.

Perciò non conviene utilizzare queste tecniche a noi blogger di genitorialità, ne perdiano di reputazione e alla fine di soldi.

Arianna