Gli aedi digitali: un gruppo di narrazione online per cantastorie moderni

In principio fu Omero, dal greco ὁ μὴ ὁρῶν (ho mè horôn) “colui che non vede” (la tradizione infatti lo vuole cieco; la cecità ha nell’antichità connotazione sacrale e spesso era simbolo di doti profetiche e di profonda saggezza. La mancanza della vista era colmata dall’ispirazione proveniente dalle Muse; molti aedi erano ciechi, anche Demodoco nell’Odissea) la personificazione del cantastorie che girovagando per paesi e città raccontava le storie a chi voleva ascoltare.

L’aedo era la parola degli dei, era la loro incarnazione, era il sogno, la magia del racconto che umanizzava il divino. L’arrivo di un aedo nel villaggio era una grande festa, si cucinava, si preparavano grandi banchetti e si trascorreva la notte ascoltando, incantati, la sua voce cantare le gesta degli antichi eroi ed eroine. Le parole erano importanti, i racconti frammenti eccezionali in giornate scandite dai tempi della natura.

Omero era rappresentato come un vecchio cieco e zoppo, che viaggiava per tutta la Grecia e l’Asia Minore narrando di Achille e Patroclo e di Ulisse, quella volpe. Le informazioni erano rare, e secondo la legge della domanda e dell’offerta, avevano un valore immenso.

Le storie… un tempo magiche,  oggi sono pane quotidiano e  sembrerebbero sommergerci, tanto che la nostra attenzione dura meno di quella di un pesce rosso.

Invece raccontare una storia è ancora difficile, emozionare e coinvolgere ha ancora una veste magica, un sapore misterioso. Sono una lettrice onnivora, divoro le parole su qualunque device oltre che sui libri e scrivo molto, anche per lavoro. E vi assicuro che trovare una buona storia è raro. Molto raro. Siamo nell’epoca dello storytelling e perdonatemi se non vi linko l’ultimo libro dedicato all’argomento o un #hashtag famoso, ma non mi interessa in questo post spiegare cos’è e a cosa serve. Oggi voglio raccontarvi di una idea, che vaga nel mio cervello da un po’: gli aedi digitali.

Chi sono gli aedi digitali?

Sono tutti i narratori online che curano i loro contenuti da molti punti di vista, soprattutto attenti alla qualità della storia che vogliono raccontare. La trasmissione della narrazione al lettore non è la banalizzazione quotidiana dei social, non è il post in real time sull’ultimo scandalo politico, non è la foto del costume VIP.
Saper raccontare una storia è un’arte, e come ogni artigiano il cantastorie moderno ci mette passione e moltissimo impegno.

Il primo comandamento di ogni aedo digitale è l’ascolto attivo delle persone che lo circondano, dei social in cui è immerso, dei passanti, dei giornali. Ascoltare attivamente significa porsi in ascolto, senza giudizio e senza pregiudizio di alcun tipo, lasciare che la mente vuota accolga gli stimoli e le suggestioni che arrivano da fuori e da dentro.

Cos’è lo storytelling? Si chiedono in molti, anche quelli che lo citano continuamente, credetemi. Ho deciso di non rispondere, perchè voglio cominciare a parlare di raccontare storie digitalmente. Una buona storia ti avvolge, ti commuove e ti emoziona tantissimo, perchè ti identifichi. Ti racconta qualcosa di te.

Mi piace ascoltare, leggere belle storie. La scrittura e il racconto oggi è digitale. E’ difficile raccontare storie sul web. Molto difficile. Si tratta di scegliere un target, cioè i vostri lettori e di dosare le parole su quello per emozionarli. Per coinvolgerli.

Molti raccontano storie oggi, pochi sono aedi digitali. Ci sono mille tecniche, mille corsi, mille tutorial o webinar a cui rivolgersi. La scelta è enorme. Io invece voglio tornare all’origine, quando raccontare aveva la magia del mistico, era un rito collettivo. Si faceva insieme. Facciamolo insieme. Vi va?

 

Allora vi invito a iscrivervi al gruppo Facebook dedicato all’iniziativa.

Ecco come funzionerà:

  • Ogni lunedì ci sarà il tema della settimana da raccontare
  • la forma è libera: video, per immagini, per blogpost, sui social, su un file in word da condividere sul gruppo, basta utilizzare l’hashtag #aedidigitali
  • il giovedi a mezzanotte chiudiamo i lavori
  • Venerdi io e un altro appartenente al gruppo a turno sceglieremo la storia migliore della settimana
  • Sabato e domenica e la settimana successiva li condivideremo sui nostri profili social appassionando le persone alle storie che raccontiamo, non alla forma o allo storytelling

Perchè partecipare? A che mi serve?

Non guadagnerai soldi a gogo, non acquisirai immediatamente le tecniche SEO per il traffico organico, non capirai immediatamente cosa vuole il MOTORE, ma piano piano, consiglio e suggerimento dopo consiglio e suggerimento mio e degli altri aedi scoprirai il valore della narrazione, sentirai le storie e racconterai agli altri più fluidamente.

Scoprirai le tue storie, quali ami e quali sono tue. Affinerai il tuo senso della scoperta, trasformerai il tuo modo di raccontare. Forse ti gioverà con i guadagni, forse pubblicherai un twit che spopolerà. Sicuramente ti innamorerai di moltissime storie che rendono leggera la giornata.

Una palestra di amici e amiche, anzi invitatene tanti, ma tantissimi

Vieni con noi?

Arianna

PS Notate che non vi invito a mettere like alle mie pagine, ai miei profili e al mio blog, perchè? Perchè se vi piacciono lo mettete spontaneamente, a me non servono lettori piacioni ma coinvolti.