La mattina delle mamme

Ogni giorno mi alzo un’ora prima di tutti loro per gustare questo tempo solamente per me, perchè la compagnia della macchinetta del caffè che borbotta come mio padre quando ero piccola è l’unica che voglio ascoltare per svegliarmi completamente.

Ogni giorno ascolto rintocchi digitali provenienti dal mio telefonino come una vecchia sveglia risuonare a lungo, a volte mi ritrovo in un paesino di montagna, a volte in una città piena di luci, vivo nei sogni delle prime luci dell’alba quando il confine tra i mondi è più sottile, quando la consapevolezza di passeggiare in un luogo distante c’è perchè la luce del sole quasi lo tocca ma di lato, non direttamente. E’ sul finire della notte, quando i sogni si fanno leggeri, quasi reali che il rintocco della sveglia mi avvisa che il giorno è arrivato.

Mi alzo e osservo le coperte combattute dal lato del Prof. Ing, declinare al centro verso due piedini che odorano ancora di latte, imperativi al centro del lettone. E’ una bellissima composizione fisica quella di Ing e Nanuzz aggomitolati insieme, che si muovono in una danza simmetrica, distanti pochi secondi. Sono una strana geometria di assonanze che si richiamano l’un l’altro. Ogni piccolo centimentro di Nanuzz richiama il babbo. Guardarli alla luce riflessa del bagno che entra per sbieco è uno spettacolo tenero di specchi generazionali. Si potrebbe intuire le ombre riflesse di ogni antenato osservandoli danzare il sonno insieme.

La mattina delle mamme è il tempo dei grigioscuri quando ancora puoi respirare piano, assaporare il giorno che arriva quieto e in punta di piedi intorno. La luce entra timida dagli scuri chiusi e ti sorprende mentre leggi sorseggiando un cappuccino caldo, un raggio obliquo per sbaglio colpisce l’angolo della tua cucina e si riflette nei tuoi occhi, è un invito ad alzarsi.

È ora, quando il cielo è rosa e l’aria ancora ha il sapore dei sogni che ogni mamma sveglia i suoi cuccioli, con gli occhi ancora cisposi di sonno. Ogni mamma rivede nei suoi figli addormentati sull’orlo della veglia, forme oniriche di quando erano neonati. Ogni posizione, ogni faccetta, ogni sospiro regalato alla notte, lo abbiamo scoperto nella notte delle mamme. Sappiamo già dalla posizione della coperta come si sveglieranno, conosciamo le parole del loro risveglio, le aspettiamo per sorridere e sentirci vive.

Perchè la mattina delle mamme prima di una corsa e un portone della scuola che chiude è tutta lí nel gesto tenero di un abbraccio, una carezza sfiorata, un bacio di coccole o mille parole sussurrate all’orecchio. Il tempo si ferma, torna un po’ indietro, a visioni fuggenti di altre mattine fatte di mani paffute e latte, a momenti di eternità conservati nel loro sonno, che loro non conosceranno mai.

Per un attimo magico tra il sogno e la veglia torna l’eternità del nostro primo incontro, delle nostre prime mattine.  E siamo grate alla vita di poterlo vivere ogni mattina.

A volte la mattina delle mamme rimane di colpo depredata di questi momenti d’infinito; a volte la vita è dura, è cattiva. A volte le mattina delle mamme sono vuote e disperate.

Perchè sono una mamma e la mia mattina oggi si è aperta con un angelo in più.