Come insegnare ai piccoli a vestirsi da soli? Nanùzz e “non riescio”

Quanto è difficile vestirsi da soli per i nostri piccoli? “Io non riescio” diceva sempre Nanùzz. Stamattina, la svolta, anche i calzini. Il miracolo arriva, quando meno te lo aspetti.

E Nanùzz che fine ha fatto? Come sta? Non ne scrivi più mi sottolineano molti amici e lettori. Quel piccolo scricciolo che ha conquistato il cuore di tutti, è assente da un po’ da queste pagine. Le ragioni sono molteplici: ho altri interessi e spesso il tempo è assorbito da altro come gli Aedi digitali, il mio lavoro mi assorbe moltissimo, il che naturalmente mi porta a voler stare con loro a casa, senza raccontarli, soprattutto mi accorgo che io come #mammaoltrei40 sono diversa dalla mamma dei gemelli, sono più easy, mentre dall’altra parte mi chiedo quanti lettori possono apprezzare leggere ancora di consigli materni.

Io stessa, spesso, leggo il mommyblogging e mi accorgo che ne sono distante, che volgo naturalmente verso altro. Però poi arrivano certe mattine che…

“SONO UN GEGNO A METTEMI I PANTALONI”

Nanùzz ha 4 anni e mezzo e dimostra un’intelligenza decisamente impegnativa, simile a Tommaso, ma più spigliata, più estroversa. E’ un bambino allegro, simpatico e furbo. Sa come far innamorare chiunque di sé. Nanùzz ha superato il problema del ritardo linguistico   a settembre quando ha scoperchiato il vaso di Parola, tirandone fuori lessici da poeta e da intellettuale, pensieri originali e trasversali. Però rimaneva un bambino estremamente pigro, diciamo così, o pauroso di lasciarsi andare su alcuni fronti di autonomia: il pannolino notturno e i vestiti.

Tommaso e Flavia hanno iniziato a vestirsi da soli alla fine dei 3 anni, spinti da noi genitori, soprattutto dal Prof Ing che ormai li vedeva già “grandi” e da me che ero stanca delle urla mattutine. Della serie vestiti da solo!

Nanùzz invece non osava provarci, con la scusa del “non riescio” (eddai per parlare come un dottore della Crusca ha tempo) e del “veste Mamma a me”. Io ho indugiato al confine della mia maternità che vira verso altri lidi, lasciando i passeggini e i pannolini e la loro tenerezza, per nostalgia e attesa. Perchè mi mancherà vestirlo la mattina, mi mancherà Nanùzz, la sua morbidezza, il suo odore e la sua coscietta ancora con le pieghe da neonato.

Però Nanùzz, come sempre, ci ha sorpreso. E’ sempre stato un bambino che ha deciso da solo quando superare certe tappe.

Stamani si è vestito da solo. “Non riescio” eppoi ci è riuscito. “Sono un gegno io a mettermi pantaloni“.

Però non è nato dal nulla. Ho seminato anzi abbiamo seminato buone intenzioni.

COME AIUTARLI A VESTIRSI DA SOLI

METODO BONZI

Prof Ing ha iniziato mesi fa a proporgli di vestirsi da solo nelle zone basse la parte meno semplice secondo me. Nanùzz ha opposto qualche resistenza, poi ha iniziato a provare guardando Tommaso. E una mattina mi ha detto “sono gegno io” dopo aver indossato le mutande, da solo. Al contrario.

Lì è iniziato, poi i pantaloni sono arrivati alla vita, arrotolati e storti e “sono un gegno dei pantaloni”.

La sua vera difficoltà sono state le magliette e le canottiere.

Non riusciva a togliersele e a mettersele.

Allora… ho iniziato a stenderle aperte sul letto: prima la canottiera eppoi la maglietta, aiutandolo ad aprire i bordi finali per far entrare la testa, le braccia, invece, nessun problema. A volte ci è riuscito, a volte no.

“NON CI RIESCIO” era però un urlo frequente la mattina. Finchè stamani ho messo sul letto nell’ordine: canottiera, maglietta, mutande, pantaloni e calzini e gli ho detto che provava da solo. Ci è riuscito.

Ecco il risultato.

L’ho premiato con un aereo telecomandato al giornalaio, perchè questa conquista lo ha reso allegro e felice. Ha reso me, felice per lui. E’ un passo enorme verso la sua autonomia. Nanùzz cresce, io invecchio. E sono felice di questo.

Il trucco? Proporgli vestiti del suo eroe preferito Batman! 

Arianna