La clessidra del silenzio – #aedidigitali

Scorre giù la sabbia nella clessidra, non fa rumore. Scende in granelli singoli per raggrupparsi di nuovo insieme, in silenzio. Un granello, due granelli, tre granelli…

Certe mattine la sveglia suona in silenzio, facendo un gran rumore, quello della colpa di dormire a lungo, oltre al dovere. Di solito capita la domenica mattina quando si confonde la festa con il giorno feriale. Chiama l’anima di Sisifo, che devi salire la strada, portare i massi fino in cima e ricominciare.


Certe persone amano in silenzio, guardando da lontano la persona del desiderio, della passione. Quanto è stupido questo tacere. Il silenzio della follia o della paura che fa male, che fa danni. L’amore dovrebbe creare musica, melodie, sinfonie come la V. L’amore dovrebbe scatenare rock e roll sfrenati. L’amore è un ballo, una scarica di batteria. Non è altro.


A volte, invece, l’amore è silenzio, quello degli anni insieme, della conoscenza che diventa somiglianza, che diventa compenetrazione. Il tacere della vita camminata insieme, è soffice, morbido e rugoso. Ha gli occhi liquidi di cataratta, la pelle piegata dal tempo e la curvatura rannicchiata delle ossa che si alleggeriscono per spiccare un altro volo.


Il silenzio a volte è nei volti degli immigrati silenziosi, delle morti ammare, il silenzio delle colpe apocalittiche di armi e politiche nascoste e avide di cartamoneta. Il silenzio degli innocenti, è questo. E fa male.


Il silenzio è calma, serenità e riflessione. Immersione in oceani di identità che non hanno fondo, e penetrano in un’oscurità dove luci affiorano solitarie e splendenti di sogni lontani, infantili dal sapore di pane, olio e sale. Il silenzio della meditazione, del rosario, dell’angolo culla della propria mente.


Il silenzio, a volte, è nell’egoismo dei genitori, nei no non detti, nelle regole non date, nel lasciare andare alla deriva menti meravigliose e fantasie sfrenate che non sanno, non conoscono i limiti dell’essere e dell’altro, che non immaginano il rispetto, che non hanno mai ricevuto. Il silenzio dell’adultità mai raggiunta.


Il slenzio a volte è panico, paura e spavento del nuovo o del vecchio. E’ terrore. Un silenzio che uccide. Capita che tacere sia morire.


Il silenzio è un desiderio lontano, una dimensione agognata da chi corre sempre e non lo raggiunge mai, perchè non lo sa ascoltare. Il silenzio dell’arroganza.


Il silenzio è saggezza, distanza e amore per gli altri, il silenzio eri tu zio Peppe con la clava. Il silenzio del dolore.

Questo post partecipa a #aedidigitali. Se sei curioso e hai voglia di scrivere e di raccontarci una storia, siediti con noi attorno a un fuoco.


Facevo meglio, forse, a stare in silenzio… come te Zio Peppe, seduto al tuo angolo di tavolo, occhio liquido e azzurro che fumavi e sorridevi. Te rifugio di questa famiglia imperfetta ma piena di affetto, che ci hai accolto nell’allegria e nelle fughe, allo stadio e nei pomeriggi adolescenziali di noia vestiti. A te, zio mio, il silenzio dell’eternità ti vestirà di amore.

Arianna