La fragilità dei genitori di oggi ed è tutta colpa del ’68

I genitori oggi sono fragili, inadeguati, sempre alla ricerca di una guida per educare in modo corretto i propri figli. Noi, genitori oggi, siamo una “generazione di fenomeni” direbbe Vasco Rossi. Perchè? E’ tutta colpa di Woodstock, dell’LSD e dei colletti bianchi.

Noi, i genitori di oggi siamo una generazione di fenomeni, spesso intrappolati da una rete di fragilità e inadeguatezze da cui è difficile liberarsi, contro cui lottiamo ogni giorno per sentirci leggeri, inconsapevolmente. La vera criticità sono i nostri figli che vivono con noi e respirano la nostra emotività fragile e ferita.

E’ un discorso generalista, sicuramente, per cui prendetelo così, come un crodino ai tempi dei nostri genitori. Eppure ne vedo frequentemente esempi intorno a me. Quando è successo che la nostra maturità si è fermata e ha deciso di ristagnare nelle debolezze come difetti e nelle insicurezze come principi? E’ una nostra responsabilità o forse dei nostri genitori, cresciuti dopo il 1968? Perchè io penso sia solo colpa di Woodstck, dei Beatles e di Martin Luther King.

Quando ero piccola avrei voluto vivere nel 1968, partecipare alle marce della Pace negli Stati Uniti, ascoltare il discorso di Martin Luther King e fare le barricate ad Architettura a Villa Giulia. Parole come libertà, fratellanza, accettazione e tolleranza, oltre che femminismo erano parte del mio DNA immaginifico e culturale. Respiravo queste idee, questi sogni, ogni giorno mentre mi sbucciavo le ginocchia in cortile o bevevo un artificialissimo succo di frutta. I miei genitori avevano vissuto quei giorni, le lotte dei colletti bianchi e me le raccontavano come un sogno diventato realtà. La speranza e la prospettiva idilliaca della pace universale era una realtà concreta per me e mia sorella.

Gli esseri umani erano tutti buoni in potenza, ogni cattiveria si poteva risolvere, ogni conflitto finire in pace, amorevole.

Oggi, solo a pensarci mi stridono le orecchie, come se ascoltassi un vecchio giradischi fermarsi sullo stesso solco per più giri.

Quella libertà ideale e il benessere economico che ha permesso alla classe media sogni di redditi importanti e due case a famiglia, ha creato anche la nostra generazione di fenomeni? Lo sguardo si era alzato dalla terra, che non volevamo più coltivare, per guardare al cielo. Abbiamo sognato, abbiamo creato e siamo quasi volati via, trascinati dal vento della rivoluzione culturale, che non è mai arrivata.

Io bambina guardavo al cielo, immaginavo futuri senza fame, senza guerra e senza povertà. I miei genitori agognavano un benessere per noi, libero da sofferenze economiche e di nutrimento. C’erano pochi no materiali, sono onesta. C’erano pochi limiti e confini. Il problema è che non c’era confine, alcuno. Tutto era possibile perché loro la generazione del ’68 aveva cambiato le cose. Chi seguiva era libero, quasi doveva esserlo.

Ve li ricordate i parossismi della nostra infanzia:

  • via sulla spiaggia per ore, senza crema solare, libere per ore di nuotare e giocare ovunque mentre due genitori si arrostivano al sole. E il dolore dell’insolazione feroce che ci aveva reso due salamini brucianti? Ma va… a dormire doloranti, domani passa. E te credo, mi spellavo come una lucertola al cambio pelle. E l’indomani si ricominciava. Ma come? E i figli prima di tutto? No contava l’abbronzatura. AHHHH allora l’aspetto conta. NO, anzi taci che sei piccola e non capisci.
  • l’assoluta severità nei confronti della scuola e del rendimento, se non avevo ottimi voti le prendevo. Ma come e la libertà di essere se stessi? Dopo eh… prima la laurea, che io non ho potuto avere.
  • La santa madre Unione Sovietica dove tutti sono uguali e non esiste la bieca proprietà privata. Dai andiamoci subito! Dopo, forse anzi MAI, preferisco sognare, anzi ora acquisto una casa anzi due.
  • Dio è madre e padre. Ehm… siete sicuri? SI, comunque fai la comunione, che almeno sono principi sani.
  • W il femminismo. Ohhh allora sparecchia Papo? No sparecchi tu che sei femmina.

Devo continuare?

Quanti parossismi e pregiudizi sono continuati senza essere veramente discussi e sorpassati? Troppi ma con il vestito adamantino del principio: in teoria è così, in pratica pure (le contraddizioni non esistono), però se lo pensi sei cattivo. Geni delle trappole mentali.

Noi bambini siamo venuti su confusi. E TI CREDO! Vivevamo una realtà che non era tale nelle parole e nei racconti di questi sognatori, che volevano costruirci un mondo migliore e tale ce lo raccontavano, negandone le contraddizioni, non spiegandole, non aiutandoci a riconoscerle e gestirle.

Siamo delle bombe ideologiche ad orologeria, il nostro tempo è pure scaduto, siamo implosi nel mare magum delle contraddizioni. Poi siamo diventati genitori… e abbiamo cercato il controllo della realtà fuori di noi: nei libri, nei corsi, nelle teorie e negli assolutismi… chi non ha mai incontrato una tettabana alzi la mano, per esempio.

Guardiamo fuori di noi, mettiamo dei paletti, dei limiti. Raccontiamo una realtà difficile, scontrosa ma divertente e alla portata dei bambini. Lasciamo che il loro sguardo vibri parallelo fra terra e cielo.

Eppoi viviamo, insicuri, inadeguati e fragili, bambini cresciuti tra sogni bellissimi e parole meravigliose, persi in una fantasia infinita dove tutto era possibile. E’ stato forse il nostro punto di debolezza, ma anche la nostra forza: quella della speranza, che serve ai nostri figli più che a noi, oggi.

Perchè la nostra fragilità è fatta di LSD: love, sorrow and duty. Amore, dispiacere e dovere. Ma anche di Love, SpaceGirls and Dove (sapone di sempiterna gioventù).

Che ne pensi?

Arianna