La linea del nostro tempo o di domeniche con gli amici

Sono sempre loro, il Prof e l’Astrofisico, come quando eravsamo 20enni. Quando ritrovo gli amici dei miei 20 anni, trovo me stessa giovane e me stessa di oggi a chiacchierare in un angolo, felici di ritrovarsi. Il tempo che passa così lineare, in questi pomeriggi balla la danza dei ricordi e del futuro, e io danzo in mezzo.

Esistono delle amicizie nella mia vita, che sono gli AMICI. Siamo cresciuti insieme, condividendo esperienze di studio, di amore, di viaggi e dei primi dolori in un tempo speciale quello dell’ultima adolescenza e della prima adultità, quando ogni strada è possibile. E’ partito tutto in quei 10 anni, ogni piccolo e grande risultato delle nostre vite, è spuntato in quei mesi, in quei giorni, nelle prime giocate alla Playstation, nei primi amori veri e nei primi aerei presi pagati con i primi stipendi.

Il mio tempo con loro è stato prezioso. Non riesco neanche a rendere la profondità dei miei sentimenti di affetto, come si possono davvero raccontare certe esperienze, che sono diventate più sensazione di appartenenza che memorie? Passano gli anni e le vite si complicano, eppure siamo sempre noi, sempre. Ogni capello bianco che spunta traspare quello moro o biondo che c’era prima, siamo quelli di oggi ma anche quelli di ieri.

Soprattutto ci sono loro, i figli. Quei primi neonati arrivati alla soglia dei 30, quei batuffoli dagli occhi chiari che hanno aperto una strada nuova, esperienze diverse, poi ci sono quelli intorno alla metà degli anni 2000, la maggiorparte, che corrono, si sparano con i nerf, si buttano in una piscina gelida e crescono, crescono in continuazione. E ci sono Nanuzz e un altro piccolo bimbo che sgambettano in mezzo ai grandi e ai piccoli, ma crescono anche loro.

E ci sono i più grandi, ormai al liceo e si parla di principi e di sigarette elettroniche e spaccio di aromi nei bagni. E si chiedono smartphone costosissimi dissertando di abbonamenti e sim, mentre i genitori sognano la California d’estate.

Poi ci sono il Prof e l’Astrofisico che chiacchierano di cose altre, numeri e algoritmi. Altri tempi, altre teste, stessa vita.

C’è troppa vita in questi pomeriggi di 4 o 5 ore, troppa vita che si espande e racconta di linee del tempo che si incrociano. Troppa vita in quel prato a bordo piscina, mi confonde e mi inebria di emozioni fortissime. E’ come una danza del tempo loro, mischiato al nostro. E noi giovani quasi quanto loro, ci siamo ancora, nascosti dal ruolo di genitori che dicono no, ma ridacchiano sotto i baffi ricordando altre sigarette nei bagni di nascosto.

Poi si sale in macchina e si va via, sorridendo o come qualcuno trascinando figli riottosi, pensando al prossimo compleanno quando ancora più vita ci aspetterà, fino al primo nuovo traguardo o dolore di qualcuno di noi. La linea del tempo riprende a scorrere lineare fino alla prossima danza.

Noi siamo sempre noi, i nostri figli scandiscono un tempo che scolpisce la mia memoria e la mia emozione.

Arianna