La sorpresa di una vita, una storia da leggere quando piove per gli #aedidigitali

Quando la pioggia ti sorprende fuori e il rumore dei tuoni ti atterisce, rifugiati nelle parole, nelle storie, questa è una di quelle, perfette per le serate bagnate.

Quando spira il vento, non si può raggiungere l’isola. Quando il mare è tempestoso, il tempo laggiù si ferma, si cristallizza, nell’attesa al molo di ricominciare a girare. La piazza antistante il porto diventa così scura e buia che si potrebbe cadere in mare facilmente. Anche la luce, infatti, spesso va via.

E’ così che successe, raccontano i vecchi. Era fermo il tempo dell’isola, e Concetta cadde in mare, perché aspettava Peppino al molo. All’improvviso scoppiò il finimondo anche per lei, che inciampò in un’asse sconnessa del molo e volò giù a picco nel mare. Era così scuro, narrano, che nessuno fu così folle da avvicinarsi. Erano in 4 o 5 a guardare. Nessuno ritrovò Concetta mai. I vecchi raccontano che diventò schiuma di mare che sussurra al tramonto il suo amore a Peppino nell’incresparsi delle onde.

“Che leggenda triste, mamma” smozzicò rapida Angela, quindici anni e qualche brufolo.

“E’ bella, io sento sempre Maria quando il sole tramonta, Angela.” rispose Mimì vestito della conoscenza del mondo vera dei suoi 4 anni.

La loro mamma sorrise a entrambi, guardando l’orizzonte carico di nuvoloni e correndo verso casa per evitare di bagnarsi.

“Andiamo su, correte” incitò i suoi piccoli cuccioli correndo avanti per aprire la porta, che il vento aveva iniziato a fischiare forte.

Però nella fretta dei passi sul selciato, delle chiavi dalla borsa e della porta spalancata per correre in bagno, non si era accorta che Mimì si era fermato lungo il tragitto a riflettere. Non le passava neanche per la mente che un bambino potesse fermarsi e non entrare in casa. Quella grande casa di famiglia, le mura grandi, la cucina accogliente, la TV in salone che raccontava telefilm di adolescenti, quella grande casa dove si poteva vivere un’intera giornata senza incontrarsi, come facevano lei e il marito quando si scornavano. La cena da preparare rosolava sui fornelli mentre la mamma si metteva lo smalto e ascoltava la pioggia battere sulle finestre e siccome era il suo momento preferito della giornata, il rumore della televisione di sottofondo, quasi la addormentava. Però il suono del timer la richiamò a scolare la pasta, pronta per il sugo. Fu allora, quando chiamò per la cena  Angela e Mimì che capì di averlo perso, non per casa, dove non si trovò.

Le urla e gli strilli della Mamma e di Angela scossero le case del paese, facendo correre tutti al porto, anzi al molo con le lumogaz da campeggio. Bagnati e spaventati tutti cercarono di scrutare il mare, di spiare le onde. Ma un grandissimo abisso nero si stendeva davanti ai loro occhi.

“Dove sei Mimì?” urlavano le voci e i cuori di un’isola persa nel buio.

Angela era congelata dalla paura al limite del molo, ricordando ogni litigata e risata condivisa con quel fratellino arrivato così tardi per giocarci insieme. Angela pensò alla loro filastrocca segreta prima di dormire:

Oggi Mimì dormirà

e un bel sogno sognerà

di unicorni, draghi e pirati

adesso basta si sta sdraiati

e se rompe Mimì sa

che un incubo arriverà

Piangeva Angela.

“Non so sai se ti meriti un fratellino così simpatico” qualcuno parlò nella sua testa “la filastrocca è piuttosto cattiva. Direi perfida. Come ti chiami? Acida?”

Angela, scossa, ingoiò dalla paura “Eh? niente sto diventando pazza, lo so. E’ colpa mia, della mia voglia di fargli male, delle mie rispostaccie. Mimì…”

“Anche? Pure? No, bimba non è colpa tua. Davvero, succede di volare quaggiù, Mimì è con me e non credo che voglia tornare” continuò la voce nella testa di Angela.

“Chi sei? No davvero chi sei? Quale parte di me, folle e schizofrenica, sei?” si chiese.

“Non lo so, so solo che vivo quaggiù e scorro e parlo al vento del rosso sole di lontananza e amore, poi è arrivato Mimì. E appena dopo ho visto brillare un dolore lontano che mi chiamava, perchè parlava di lontananza e amore come me, con dolore come me, pensavo che potesse dirmi perchè narriamo la sofferenza dell’affetto, quando mi ricordo che era bello, perchè è bello amare no?”

Angela era sorpresa dalle parole della sua parte schizoide, lei non aveva mai parlato così, forse sentito si, ma capito con chiarezza queste cose, mai. Non lei. L’idea, così banale, le venne leggera su.

“Sei Concetta?” chiese a se stessa.

“Concetta? Concetta… Concetta. Mamma mi chiamava Cettina. La mia mamma, piccola e legnosa, la mia mamma. Sai parlo anche a lei nel rosso del tramonto, quando posso far uscire le parole. Mi manca la mia mamma. Quaggiù sola, volevo la mia mamma. Ma… perchè parlo di amore doloroso? Tu lo sai?” domandava la voce a ripetizione.

“Sai Cettina, dicono i vecchi che molto tempo fa, sei caduta giù, diventata di acqua fluida e scorri schiuma con le onde della sera, quando puoi chiamare Peppino, che hai lasciato quassù.”

“Il mio Peppinuzz, che mi sfiorava il naso quando ridevo. Si. Peppino, mio. E dimmi, posso parlare anche con lui stanotte? Pensi che si possa?” sperava la voce.

“Cettina, non lo so. Pensavo fossi una leggenda, però Mimì come sta? Posso parlare con Mimì?” pregò Angela.

“No. Voglio Peppino, voglio salutarlo. Mimì sta giocando con il mare e con i pesci, cuce vestiti d’alga e di conchiglie, costruisce castelli di sabbia che nuotano nella corrente. Mimì muore nella memoria. E’ piccolo e gioioso, passerà acqua presto.” affermò, cattiva, Cettina.

Sul molo intanto la gente andava e veniva, illuminava il bordo del molo con la luce. Tutti passarono da lì, anche lui, quel vecchio strano e silenzioso del baretto in piazza, quello con gli occhi umidi e liquidi di cataratta che vide Angela, spiritata, fissare il buio.

“Piccola… PICCOLA, muoviti da qui, prendi freddo” la scosse, ma Angela non ascoltava, assorta da voci non umane. Il vecchio la osservò a lungo, indeciso su cosa fare.

“Ridammi Mimì, Cettina, Ti prego” sussurrò Angela in un soffio di disperazione, che il vecchio percepì appena. Spalancò gli occhi, l’anziano isolano, scuoté il capo e sorrise placido.

“Ragazzina, dai, svegliati, finirà tutto presto, basta una carezza a volte a lenire un dolore profondo come la morte” e si inginocchiò di fronte agli occhi di Angela che lo guardarono stupita, tutto girava confuso nella sua testa, le parole di Cettina, l’immagine di Mimì prigioniero del mare, e dei capelli bianchi radi a capo chino giù dal molo con le mani tese verso un’acqua che non si vedeva. Qualche nota e parola di una canzone antica salì da quel volto canuto. Angela non la conosceva ma la cantava sottovoce, perchè veniva dall’anima del mondo.

“Ciao Cettì.” una carezza sfiorò l’acqua, un colpo sordo rimbombò sotto al molo. Una luce nell’angolo dell’occhio sinistro illuminò la sagoma di uno, due, tanti uomini che si affollavano, alcuni si calavano giù, altri li tenevano. Urla, incitamenti e la speranza si mischiarono insieme mentre un corpo piccolino veniva tirato su, appoggiato sul molo e abbracciato da una mamma piccola e legnosa, sciolta dal dolore.

“Ecco ora si liquefà anche lei di lacrime” disse Angela sottovoce a quel vecchio chino ad accarezzare il mare che lasciava fare ormai docile.

“No, diventare acqua è solo per le anime senza pelle, quelle che si perdono nel vento e si mischiano alla pioggia, spesso sono bambini che ammirando le bolle nell’acqua ne diventano l’arcobaleno, a volte capita agli adulti che non hanno mai capito come costruirsi una corazza” disse l’anziano. Poi si alzò, guardò Angela fisso, fisso e continuò “stasera avrete la sorpresa della vita, quella che io avrei voluto dal mare e non ebbi mai.”

La vita a sorpresa tornò con Mimì, il suo racconto di una donna eterea e dolce, vestiti di alghe e conchiglie e la voce di Angela che cantava una musica di luce che aveva illuminato la strada di acqua per tornare.

Racconto scritto sulla #sopresa tema della settimana per gli #aedidigitali, un gruppo di narratori di storie che ne aspettano altri. Vieni con noi!

Arianna