#mammadopoi40: i figli non sono il nostro specchio

Sembriamo uguali? No, ogni giorno i miei figli mi raccontano di me, delle mie qualità e delle mie debolezze perché i figli non sono nostri, sono anime libere, sono lo specchio dei nostri nodi irrisolti, dei sorrisi e della nostra gioia, vorremmo incatenarli per rimirarci ancora e a lungo. Noi in loro, mentre loro, ci lasciano il riflesso di un’eternità di chiaroscuri.

“Specchiimageso, specchio delle mie brame come è la mamma del figliolame?” 

Ho 44 anni e ogni momento che trascorro con i miei figli, senza volerlo, mi rispecchio in loro, nelle loro gesta, nelle loro scelte e nelle loro azioni, nelle lacrime che versano, nelle paure che vivono. Tommaso, Flavia e Lorenzo sono lo specchio vivente di chi sono, di cosa faccio bene e di cosa sbaglio.

Sono il mio specchio dello brame di Harry Potter, dove rimiro come potrebbero diventare migliori, di me. Razionalmente conosco ogni verità psicanalitica di quanti traumi questa proiezioni possa creare, sono stata specchio delle brame a mia volta e ancora lotto per romperlo, a volte.

I miei figli mi narrano i miei desideri, le mie paure, la mia anima bambina sofferente e incompresa che lottava per sentirsi amata. I miei figli mi raccontano cosa non voglio per loro, come li vorrei diversi da me, io guardo nello specchio delle brame un uomo forte, una donna libera e un altro uomo entusiasta della vita. Lo specchio che guardo mi coccola con favole affabulatorie di utopie impossibili, di aspettative ideali. E’ un rifugio, una grotta di Batman dalla realtà.

Ogni giorno mi succede, sono umana, sono una mamma e per loro vorrei il meglio.

Eppoi c’è lui, il mio piccolo grande uomo. Tommaso, un bambino eclettico, sveglio, intelligente, pigro e bellissimo, il mio primo maschio, uguale a mio padre. Tommaso è il mio sogno diventato realtà. Il gemello di cui parlavo fin da piccola.

Tommaso è il figlio che rompe il mio specchio ogni giorno, Tommaso è sensibile, geniale e intuitivo. Tommaso è oppositivo. Tommaso mi narra di come è e si ribella a come lo vorrei. Tommaso mi combatte da quello specchio ogni giorno, mi rimprovera. mi riprende.

Tommaso è il mio riflesso della realtà, che mi abbraccia e mi conforta. Tommaso mi racconta ogni giorno il suo futuro, spesso facendomi ribaltare prospettiva, facendomi annaspare nello sconosciuto terreno della sua intelligenza affilata, dove io non abito, dove seguo le sue orme, le sue parole per ritrovarmi.

Solo che non mi ritrovo, non è casa mia, quella dove a volte passeggio cercandolo. E’ un labirinto sconosciuto, di cui vorrei avere la mappa per aiutarlo a districarsene, Ma lui è la mia strada verso l’uscita. A volte trascorro molto tempo tra quei corridoi a spigolo, cerco spiragli di luce o angoli conosciuti, magari ho dei deja-vù ad alcuni incroci. Raramente trovo dei lampioni e tutto è più chiaro.

Però non arrivo mai al centro del labirinto, sempre all’uscita. Sono un’intrusa. A volte una guida per scoprire zone nuove, ma poi devo andarmene.

Capita che non sappia di trovarmi in un luogo così intimo, apro gli occhi e capisco che ho sconfinato di nuovo. Capita che mi ci ritrovo richiamata da un mio dolore, che magari ha sbreccato un muro, creato una crepa e io lo debba riparare cazzuola in mano.

Succede che poi una sera di aprile Tommaso mi racconti di come è, diverso da come lo vedo nel mio specchio, un altro da me. Senza parole, senza gesti. E mi manchi l’aria perché quello specchio io non lo vorrei rompere.

Ma quello specchio va rotto, altrimenti distorce il loro futuro.

Mio figlio mi ha messo in mano un martello e insieme abbiamo frantumato quella lastra.

Mi aspettavo il buio, invece c’era lui che sorrideva, leggero e solare. Solo lui.

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Non c’erano più le mie paure che diventasse come me, che soffrisse quello che ho sofferto io. C’era lui. Perché una famosa poesia recitava che

“I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.”

Kahlil Gibran

Per te Tommaso, anima libera, perché le tue ali, ancora spesso chiuse, un giorno si apriranno e spiccherai il tuo volo verso il tuo infinito, lasciandomi il riflesso eterno di quei chiaroscuri che narrerai di me al tuo futuro e lui al futuro del tuo futuro.

Ti voglio bene.

Arianna

PS Grazie alle mie amiche #diversamentefighe che mi aiutano spesso nelle riflessioni difficili e nel riderne a cuor leggero. Siete preziose!

Questo post partecipa al progetto di narrazioni digitali degli #aedidigitali i cantastorie moderni.