Buona festa della Mamma, e perchè lo sia veramente cambiamo le parole

Dare uno stipendo alla mamma. E al papà? I padri non esistono nelle considerazione dei media. Siamo sempre noi, mamme, protagoniste di ritratti commiserevoli, miseri e sfortunati. Non ve lo nascondo… è anche responsabilità di alcune di noi mamme blogger. Però possiamo cambiare le cose… da oggi la Festa della Mamma mi date una mano? Vi va di rivoluzionare la blogosfera?

Se il lavoro di mamma fosse retribuito, ogni mamma prenderebbe 3000 euro. Posso dirlo? Ma che palle, anzi #mammachepalle. 

Lo chiedo nella giornata della Festa della Mamma, perchè non c’è regalo più bello che considerare anche i babbi e il loro ruolo nella famiglia. Perchè è giusto auspicare argomenti speranzosi, diversi nel nostro giorno.

Perchè, direte voi, quando la nostra condizione è difficile, anzi impossibile? La nostra condizione femminile e materna è miseranda, le istituzioni non ci aiutano, non esiste la conciliazione lavoro-famiglia. Siamo licenziate o costrette a lasciare il lavoro quando abbiamo dei figli, siamo in una condizione di vero abbandono, quindi che male c’è a parlare di stipendio alle madri?

Dichiarando come oggettiva la situazione difficile dell’essere madre in Italia, moltissimo secondo me. Vi spiego perchè:

  • i media parlano di noi come ritratti miseri e miserevoli sempre e comunque perchè fa vendere meglio, alza il lead e converte. Ovvero le storie tristi vendono meglio.
  • leggiamo e ci identifichiamo, commiserandoci.
  • ci indignamo con le istituzioni, con il datore di lavoro e con il mondo in generale
  • continuiamo ad assecondare e rimpolpare i feuilleton delle madri derelitte sui media

Il circolo delle storie tristi si autoalimenta. Ci autoalimenta un ritratto collettivo, che ormai è inconscio comune di miserevolezza. Se vogliamo cambiare le cose nella realtà odierna è ora di cambiare prospettiva, iniziando a rivoluzionare le parole che usiamo nel definirci.

Perchè noi siamo le parole che usiamo.

Vi propongo un esercizio semplice di ascolto attivo però sui social, nel nostro mondo di mamme blogger: quanti post di mammità positivi possiamo veramente dire di aver letto? Quante di noi hanno parlato di conciliazione lavoro-famiglia come possibile? Pochissime, ve lo garantisco.

E’ ora di cambiare le cose, di usare parole diverse, scegliendo di inserire anche i padri per esempio nello storytelling familiare, perchè esistono e molto spesso si sacrificano anche loro per la famiglia, per i figli. Molti di loro sono protagonisti del menage familiare, non hanno neanche più i 4 giorni di aspettativa parentale. Lo sapevate?

Quanto guadagnrebbe il Prof Ing se venisse monetizzato il suo supporto nel mettere a letto i figli, buttare la spazzatura, fare la spesa, portare i figli alle feste dei compagni di classe? I padri ci sono, così come i nonni. Quanto guadagnerebbero i nonni? Già mi immagino mio suocero a chiedermi lo stipendio…

Io vi propongo di contribuire a riconoscere valore anche ai padri, di dare valore a noi stesse, di scrivere delle nostre esperienze positive sulla genitorialità, certo che non cambieremo politicamente un sistema vecchio ed obsoleto, però potremmo costruire un modello di riferimento diverso dalla mamma sempre sfortunata e sacrificata. Quella che subisce.

La rivoluzione delle parole e dei contenuti potrebbe aiutare molte di noi a intravedere strade professionali possibili, talenti nascosti per costruire il loro futuro, addirittura opporsi collettivamente alle dimissioni in bianco. Lo so sogno.

Potremmo iniziare a cambiare la definizione del blog in blog familiare o parentale, per esempio.

Potremmo parlare della condizione professionale come non solo subita, ma anche assertivamente provare a cambiare le cose.

Che ne pensate? Siamo o no blog parentali o blog familiari?

Buona festa della Mamma a noi!

Arianna