Da una poesia una storia… esercizio di scrittura creativa 1 #aedidigitali

La creatività è studio ed esercizio, il talento è una passione che impazzisce senza pratica. Ecco il primo esercizio degli #aedidigitali, la palestra creativa creata qualche settimana fa. Narrare una storia da un poema in 400 parole.

Dagli Ossi di Seppia di Montale, ho scelto il milione di scale! Enjoy! >>

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue. ”     (Eugenio Montale)

La storia che narro… è

Perderti è stato doloroso, un lungo addio verso l’oscurità e il limbo dell’opalescenza notturna, quando la luce si offusca e la nebbia sale dal fiume.

E’ tutto così confuso ora, senza il tuo sostegno, il tuo insostituibile aiuto, sempre in ogni situazione, eri tu che mi chiarivi la via e i dubbi. Tu, solamente tu, che mi aiutavi a salire i sentieri più impervi della vita, quando diventa difficile scorgere una cima, un arrivo, un valico.

Ogni passo era semplice con te, lineare. Ogni nostra scelta facile. Il nostro equilibrio nasceva in te, nella tua lucidità, nella tua consapevolezza della strada, del giusto posto per ogni cosa.

Eri tu che mi illuminavi su ogni piccola quisquiglia della vita, ogni piccola noia con te diventata semplice, limpida, nulla mi spaventava.

Con te tutto potevo.

Ora senza le tue pupille, senza il tuo occhio viglie e sicuro, sono perso, mi sento un piccolo vecchio che non vede più dove mette i piedi, che inciampa continuamente in se stesso. Come quando ci siamo incontrati, mia compagna fedele, così smarrito mi aggiro per la vita. Chiudo gli occhi e ti rivedo davanti a me, bella e splendente di solarità che mi invitati verso di te.

Quanta leggerezza nei tuoi movimenti, quanta eleganza avevi quel giorno, eri irresistibile, affascinante e rassicurante. Eri la promessa dello svegliarsi la mattina con una luce davanti, una via da percorrere insieme.

Quante scale insieme abbiamo percorso, quante discese e salite, piazze, laghi e colline abbiamo esplorato insieme. Perchè per me eri questo: un’avventura continua, una scoperta emozionante come nuova.

Ricordare mi fa male, un dolore fortissimo dentro… Come ti ritroverò tra mille, domani? Come ti riconoscerò?

Sarà la tua eleganza a guidare la mia mano nel reincontrarti?

Sarà la tua leggerezza eterea di luce vestita?
Sarà la trasparenza della tua anima?

 

Titubo, sfiduciato nella mia vista, nelle mie pupille. Eri tu la mia vista. Eri tu la mia guida.

 

Cammino… e inciampo nei dubbi.

 

 

Ma porc… inciampo pure nei sanpietrini maledetti, che non vedo più da quando dannata montatura ti sei rotta. Che poi 800 euro per le multifocali e la montatura di tartaruga pregiata e manco una caduta a terra hai retto?

Domani vado dall’ottico e mi compro un occhiale resistente agli urti… però dopo il pronto soccorso, se non mi sono rotto un femore.