Estate 2017: si invecchia tra Vasco e Paolo Villaggio

“E’ un genio” e detto da mio padre, per me era il massimo. Era quello che potevo adorare, perchè mio padre era la misura della mia cultura, lo è ancora. E’ lui che mi ha insegnato cosa è capire, essere curiosi, snasare la cultura strana e alta, bassa o media. Basta che ci sia del contenuto, oltre il cliché della banale chiccheria di sinistra.

Si perchè mio padre era un ragioniere, con scarse ambizioni lavorative, ma era una mente, una di quelle che tra sarcasmo e sottile ironia citava e raccontava storie di romanzi russi e banali letture italiane come Fantozzi, appunto. Eppoi c’era Vasco. Mio padre lo aborriva. Ogni comparsa in TV aveva l’orticaria e insultava il nostro piccolo schermo: “Ignorante”. Mentre io e mia cugina eravamo estasiate. Non era forse una metafora dei nostri desideri adolescenziali? Era ed è ancora oggi, che la mia timeline era invasa da #modenapark e io ero al mare con i figli. TAZZO.

Mi è mancato il coraggio di andare a Modena, mi è mancato il coraggio di ribellarmi a ogni legame familiare, che pure il Prof Ing schifa abbastanza la musica italiana. Vasco poi. ORRORE.

Perchè io ascolto questo incriccato adulto con l’orrenda consapevolezza che ho girato la boa, vado verso la fine. Il tramonto. I ricordi sono ammantati di malinconia, guardo i miei figli e li penso che scavallano l’adolescenza, amano e fanno l’amore con la mia stessa passione divorante per la vita. Sono io adulta, sono io la responsabile.

Mio padre è lassù, si abbraccia con Paolo Villaggio e ride con lui. Io sono il genitore oggi. Ma dentro quella sedicenne che urlava con Francesca sua al concerto c’è ancora. Io sono ancora quella lì e questa qui.

Questa estate 2017, when I turn 46 non è più vicina ai miei 20 dei miei 60 e questo fa paura. Mi fa paura e mi attrae, il mio mondo inizia ad essere di là, oltre le nuvole. Oltre il cielo ho la mia infanzia e il cielo di colori, odori e musica con cui sono cresciuta. E capisco profondamente che sono cresciuta, che sono oltre mille cose ma me le porto dietro.

Poi respiro, perchè non sono morta oggi, adoro Rovazzi e Morandi, ho uno spirito che ama molto l’oggi. Sono nell’oggi forse più che in queste memorie.

Eppoi Vivere ebbasta, che è tutta colpa di Alfredo!