La paura della menopausa

Piccolo post dedicato a una paura enorme delle donne: la menopausa, che  con ironia potrei definire la pausa che meno aspetto di vivere.

Ho sempre vissuto la mia vita d’istinto, forte di una femminilità leggera e allegra, sono una donna Nuvenia, insomma. Precisa, puntuale e spesso dimenticata quella data sul calendario per me è stata sempre un’amica (forse non per il mio compagno chissà).

Camminiamo insieme da moltissimi anni, è arrivata in III media, accolta da festeggiamenti familiari di sapore meridionale con tutti gli “auguri” femminili di mamma, zie e nonne. E’ stato strano all’inizio ma poi normale, grazie anche alla zia che mi ha spiegato come usare un assorbente interno “che non succede nulla di quello che leggi nei giornaletti eh!”  o a mia madre che era un esempio positivo in “quei giorni”.

Le mie gravidanze sono arrivate subito, facili da vivere e leggere, leggere e lievi. Ho portato la pancia con allegria perchè mi sono fidata ciecamente del mio corpo, del suo essermi amico. Ho viaggiato, fatto sport e salito milioni di scale durante le mie pance, senza remore ho anche camminato in montagna. Perchè doveva tradirmi quella parte di me che mi aveva donato dei figli?

Lo scorrere dei mesi fa parte della linfa vitale di una donna, della mia femminilità… ed è così scontato, almeno per me, almeno fino a qualche compleanno fa.

Poi ad un certo punto semplicemente passi una curva, all’inizio non te ne accorgi, ma il tuo sguardo si è spostato in avanti verso il tramonto, sei oltre il picco in un certo senso. E’ una sensazione sotterranea e poco consapevole che si insinua lentamente nel quotidiano e mi ha fatto ritrovare a guardare le donne oltre i 50, oltre i 60, quel tipo di donne a cui vorrei assomigliare: allegre e colorate.

E’ stato un cambio di prospettiva lenta, la mia. Ho realizzato che qualcosa era cambiato lo scorso anno quando una signora di una certa età mi è apparsa davanti molto plasticata. Troppo plasticata e ne ho avuto paura. Non di lei (o del suo chirurgo estetico) ma di come vivesse male l’età che avanzava. Ho avuto paura della sua paura.

Ho capito che io avevo paura della vecchiaia, avevo paura della menopausa come inizio del declino, che la parola mi terrorizzava, che mi sembrava un pozzo senza fondo, la sentivo come la parola THE END alla fine del film. Ho letto ogni possibile post sui sintomi (e che fantasia in alcuni!) ogni articolo a riguardo. Sono informatissima, come sempre quando temo qualcosa.

E’ un anno che coltivo dentro di me questi pensieri di distacco così assoluti da chi sono, da chi ero, di addio alle possibilità in avanti. Ho paura di quel momento in cui sarò in menopausa. Chi sarò? Come sarò? Assomiglierò a mia zia con una peluria eccessiva? Avrò bisogno di aiuti medici? La mia vita sessuale come diventerà?

Ma lì dove ogni mia verità è vera, là al centro del mio essere, la mia guida interiore retroflessa, ho paura di non poter più generare vita, di perdere la linfa vitale che mi anima. E’ un tale centro per me, per ogni donna che perderlo è dura.

La menopausa è la mia strega, il mio uomo nero, oggi. Ne scrivo perchè sto già meglio, sento che si sta facendo grande questa emozione, sta crescendo verso la consapevolezza che oltre c’è molto da scoprire e da vivere. Lo vivo quando guardando le donne più grandi di me sento un fortissimo affetto per ogni ruga che rallegra il loro volto.

Cara Menopausa che arriverai… per ora come ogni cambiamento mi agiti moltissimo, però, forse potresti essere un altro inizio e un’altra pioggia di auguri femminili di amiche, zie e nonne.