Storie di Roma 

22 settembre 2014


Erik è una piccola taccola smagrita, di 4 mesi, il suo petto sembra lo “spigolo di un tavolo”. Cade dal nido a Piazza Colonna, ma non ha la forza di volare di nuovo. Si accocola li tra la strada e il marciapiede e aspetta. Due giovani poliziotti la vedono e non la lasciano sola, la raccolgono e chiedono via radio l’indirizzo di un rifugio, – conoscete il bar dei cacciatori a san cosimato? Portala dal barista – E cosi Erik viene accolta al bar, nutrita con carne tritata e vitamine. Erik si inizia a riprendere e svolazza nella gabbia. Un mese dopo il barista apre la gabbia per lasciarla libera e farla volare via “e sono 20 anni che aspetto che voli via” chiude il barista. La gabbia di Erik è semprs aperta, posata sul frigorifero delle bevande. Erik va e viene. Libero ma adottato. Storie di Roma. 


Storie di generosità e affetto.

Roma è la mia città, ho viaggiato, vissuto all’estero, sognato di sposare uno straniero, crescere una famiglia a New York per poi tornare alle mie radici. Io amo Roma. Amo la sua confusione, i suoi colori e odori, la gente e quel dialetto non dialetto che sa di cadenza. 
Questo è il racconto della mia Roma.








Dove il Tevere sale, un lampione illumina e gli alberi si piegano a bagnarsi le foglie in una giornata di pioggia forte. E tu cammini vicino agli argini ed osservi un fiume grigiastro di inquinamento lambire il marmo bianco. 
Sei un turista nella tua città, fotografi quell’attimo di acqua piena, che non puoi chiamare alta, perchè non sei a Venezia. Ti ricordi dei racconti di bagni al Tevere, di lidi sul lungofiume del dopoguerra mentre guardi triste un fiume non vissuto, non amato, sporco e trasandato lavarsi. 























E scalinate colorate dall’autunno caldo di marrone, crema e giallo delle foglie di alberi casualmente radicati lì. 
Questa scalinata porta all’angolo di San Pietro in Vincoli da Via Cavour e regala emozioni semplici e serene. Oltre che un gran fiatone. 






Attraversare la strada diventa un’avventura per le taccate quando le strisce pedonali sono di sanpietrini. Un mosaico bianco e nero, un’avventura di piccoli solchi tra due micromarciapiedi. Succede a Monti. 

O un tuffo nel passato quando girando l’angolo tra Piazza Cairoli e il ghetto trovi un negozio teletrasportato dagli anni 50 nel XXI secolo. E la scritta “Ragno” ti riporta ad antichi pruriti da canottiere infantili. Sapori dolceamari di un’Italia in pieno sviluppo.